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La legenda

Molto tempo fa, nel nostro piccolo paese di collina, venne costruito un ponte di ferro attraversato quotidianamente da un treno che conduceva i passeggeri nelle località vicine. Un giorno, questo  ponte crollò e molte persone persero la vita. Tra queste persone c’era un prete dall’animo buono. In seguito al crollo il ponte venne ricostruito e si narra che da quel giorno, ogni qual volta il treno passava appariva un prete gigantesco e il treno passava sotto le sue gambe come se volesse proteggerlo.

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Cultura e Arte del nostro Paese

Gli uomini illustri

Tra i poeti e letterari, il nostro paese vanta personalità come Filippo, Gaetano e Raffaele Lombardi Comite, le cui opere sonoconservate nella biblioteca della famiglia Lombardi Comite, e a tale proposito ricordiamo la Compagnia Teatrale Sancostantinese che prende il loro nome.Giungendo ai nostri giorni, ricordiamo il professore Mico Famà, bravo pittore e grande artista.Fra le personalità del paese non possiamo non menzionare l’ormai famoso Enotrio Pugliese, nato a Buenos Aires l’11 maggio 1920 da una famiglia di emigrati sancostantinesi e morto a Pizzo Calabro il 21 agosto del 1989. E' sepolto nel cimitero comunale di San Costantino Calabro. Quando si parla di Enotrio si fa riferimento al grande pittore che attraverso i suoi dipinti, le sue opere d’arte, è riuscito a far conoscere a tutti la bellezza della nostra Calabria, la sua musa ispiratrice, nonché  sua terra d’origine; infatti egli presenziò a moltissime Mostre in Italia e all’Estero; forse non tutti sanno che il grande artista si avvicinò anche alla poesia.  Un altro illustre sancostantinese è Don Domenico Antonio Famà, vissuto nel XVIII sec., celebre per una serie di canti popolari e manoscritti.Il vescovo Don Domenico De Luca, nato nel 1809 e morto nel 1867, queste poche informazioni sono riportate sulla sua lapide, trovata nella cappella del Monsignor Gregorio De Luca.Tra gli uomini illustri ricordiamo Monsignor Gregorio De Luca, Arcivescovo di Conza e Campania, nato appunto a San Costantino il 13 marzo del 1801 e probabilmente ivi morto nel 1878, che fu decano della Cattedrale di Mileto e Rettore del Seminario.

 

La Chiesa Madre

La Chiesa Madre sorge sulle vestigia dell'antica Chiesa costruita attorno alla prima metà dell'ottocento; si tratta di una costruzione massiccia in stile romanico con pianta a croce latina a tre navate. Il campanile, al di là del valore artistico proprio dovuto allo stile tardo romanico, era famoso in quanto accoglieva un gruppo di campane provenienti da altre località, di cui ognuna vantava una sua storia. Certamente, una di queste campane apparteneva alla Chiesa del Bambino Gesù, un'altra alla Chiesa del "Locu", la terza campana è stata trafugata di notte, con un'azione popolare, alla Chiesa di Pungadi (località in Agro di Francica). Nel 1908 il terremoto distrusse tutto e dalle macerie sono state recuperate, ancora una volta, le campane che stanno appese al nuovo campanile. Fu il vescovo Albera che si occupò della ricostruzione dell'attuale Chiesa i cui lavori sono stati portati a termine nel 1922; quest’ultima ha una facciata a frontone con l'inserimento di elementi architettonici misti di stile romanico e gotico, è possibile notare la presenza di finestre lunghe e strette ad arco, a tutto sesto, con vetri colorati lungo le due fiancate; due finestre a sesto acuto, con un arco pensile sulla facciata, e al centro un rosone di S.Caterina. Da sottolineare infine che in questa Chiesa si conserva un crocifisso ligneo di rara bellezza proveniente dalla Chiesa del "Locu" che si presume risalga al 1500.

 

La Chiesa del SS. Nome di Gesù

Architettonicamente la chiesa, realizzata con il tufo estratto dalle cave vicine, appartiene al Secondo Rinascimento, con una facciata a quattro lesene su cui corre una appena accennata architrave di valore decorativo, sormontata da un leggero timpano. Infine vi è da segnalare al suo interno la presenza di un organo a canne con mantici azionati da una ruota a mano, costruito nel 1909 dalla ditta Favorito e Fratelli di Napoli, che ha la caratteristica di essere dotato di un recipiente in cui si versa dell’acqua e questo determina l’emissione di note caratteristiche che servono a creare caratteristici accordi in determinate funzioni del Natale e della Settimana Santa.La chiesa sorge nella parte più antica dell’abitato di S. Costantino Calabro e dai documenti custoditi nell’archivio Diocesano della Curia Vescovile di Mileto risulta essere stata costruita fra il 1560 e il 1567 e dedicata a S. Costantino Imperatore e a S. Elena. Notaa  molti col termine di “Chiesa Vecchia” è costruita in stile rinascimentale. Da una memoria conservata nell’archivio parrocchiale, si sa che nel 1791 è stata ampliata dalla parte del presbiterio. L’interno è caratterizzato da una pianta a croce greca con l’abside a volta a vela e due finestroni laterali ad arco a tutto sesto; la parte rimanente al soffitto è ricoperto in legno, ed al centro è possibile osservare un dipinto ad olio, su tela, che presumibilmente risale al 1600, raffigurante Gesù tra i dottori nel tempio. All’interno si trova l’altare maggiore di stile barocco, realizzato da artigiani del luogo, ed incastonata in questo altare si può ammirare una custodia lignea di rara bellezza, finemente cesellata e ricca di decorazioni; si tratta di un tempietto di ordine corinzio, con quattro colonne scanalate, sorrette da quattro cariatidi scolpite in pieno movimento. Addossati alle pareti laterali, si trovano anche degli altari ( anche questi opera di artisti locali) e delle immagini sacre, su uno di questi altari è collocato un quadro dipinto ad olio di epoca non ben definita, ma che si presume appartenga al 1600, raffigurante la Madonna del Carmine. In un documento del 1586 viene descritta la chiesa e risulta che in essa si trovavano le reliquie di quaranta martiri e dei Santi: Vincenzo, Anastasio e Petronilla. Di queste reliquie oggi non rimane traccia, forse potrebbero trovarsi nel sottosuolo della chiesa dove anticamente venivano sepolti i defunti e dove si dice che vi sia seppellita una certa “Santa Maria Teresa”, vissuta intorno al 1820, della quale si raccontano alcuni miracoli. La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1783 e subito ricostruita con l’intervento della “Cassa sacra”, istituzione sorta per ricostruire le chiese distrutte dal sismautilizzando il denaro ricavato dalla vendita di alcuni beni della Diocesi. In questa chiesa aveva sede l’antica “Confraternita del SS. Nome di Gesù” che si fregiava di un proprio stendardo di cui tutti i confratelli andavano fieri.

 

La Chiesa di San Rocco

Da ricordare è anche la Chiesa di S. Rocco, infatti si narra che l’edificio venne eretto in seguito all’apparizione di S. Rocco ( precisamente nel 1638) ad un contadino del villaggio; durante la visione il Santo di Montpellier avrebbe tracciato col proprio bastone il perimetro di una chiesa ed in quel posto venne poi eretta dal popolo una chiesetta di campagna dedicata al Santo. Non si sa però se il perimetro della chiesa attuale sia proprio quello di cui abbiamo parlato né tanto meno si sa se il terremoto del 1783 distrusse completamente la chiesa che poi venne certamente ricostruita. Al suo interno si conserva l’altare costruito dal sancostantinese Francesco Caserta, mentre la statua del Santo venne scolpita da Don Domenico De Lorenzo. Il campanile invece fu costruito nel 1887, ed originariamente vantava una sola campana, dopo il terremoto si diede inizio alla ristrutturazione della chiesa con una nuova facciata ed un nuovo campanile con due campane, queste ultime fatte fondere a Monteleone grazie ai risparmi dei nostri emigrati in Argentina. Alcune pitture interne ed altre esterne furono realizzate nel 1938 da Nicola Buttafoco.

 

Pitta Chjina 2016

6 agosto 2016

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